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La nascita delle Olimpiadi del Reno

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Tutto cominciò così, un po' per gioco e un po' per scommessa. Da un'idea strampalata di Giordano Ravagnani, all'epoca vice-presidente dell'AFC Codifiume. A darle forma e sostanza, in quelle sere d'estate del 1986, ci pensarono Andrea Martelli e Marina Nobili di Molinella. A questo trio di amici, che trascorreva le sue serate tra il bar di Toni in piazza e la paninoteca della Stuoia, si aggiunse poco dopo Mauro Mazzanti di Ospital Monacale. 

Una locandina con la foto in bianco e nero di Dorando Pietri e la firma della Società Calcio, del Gruppo Podistico e del Comitato Antidroga (l'antenato dell'attuale Circolo L'Aquilone) invitava alle gare i bambini delle due sponde del Reno. All'invito risposero in 180 di 7 paesi e sembrò subito un successo clamoroso. 
Ravagnani ricorda la confusione delle ore della vigilia al campo, “quando nessuno sapeva bene cosa fare e allora ci si affidava alla calma e alla saggezza del vecchio Alfiero Taddia che trafficava avanti e indietro con corde e attrezzi vari. C'era Mario Candi detto Cicci, responsabile delle strutture; Toni Castelli e Leo Cervellati al bar con tante brave donne; Loris Bergami detto Lunghezza e il Colonnello (detto semplicemente il Colonnello) all'offerta libera, con l'appuntato Lombardi dalla mole imponente a presidiare l'ingresso; Marco Montanari con un occhio al campo e uno alla cassa (640mila lire costò la prima edizione); Andrea Zanetti ad occuparsi di medaglie e premiazioni. Eccola qui, “la squadra” della prima Olimpiade del Reno, con Marina a reggere da sola il peso della segreteria, Andrea e Mauro ad organizzare, o meglio, ad inventare le gare, insieme ad uno sparuto gruppo di giudici improvvisati”. 
La fiaccola, accesa sul curvone di San Nicolò consacrato al ricordo della Mille Miglia, arrivò in piazza scortata dai portacolori della Società Ciclistica Codifiume e, solo nell'ultimo tratto, fu affidata ad un bambino dell'Anffas di Ferrara. La sfilata delle squadre con le bandiere aveva intanto preso il via da via Terranova, accompagnata dalle note de “I magnifici 7”. In piedi su un carro agricolo, che solo la fantasia delle suore dell'Asilo Parrocchiale aveva potuto trasformare in un coloratissimo palco-autorità, Carlo Borgatti, delegato del sindaco, lesse (un po' emozionato) la formula di apertura dei Giochi del Reno. Sulla piazza, poco illuminata ed invasa dal fumo che si alzava denso dal tripode olimpico costruito da Lunghezza il carrozzaio, i pochi curiosi dell'inizio diventarono presto una moltitudine. Gracchiando e fischiando, le trombe dell'altoparlante davano voce alla speaker Luciano Masieri, che cercava di intrattenere il pubblico in attesa dell'arrivo della maratona. 
Arrivò di volata Giorgio Masotti in bicicletta, a raccontare lo spettacolo notturno delle torce che lungo l'argine di Reno illuminavano il percorso della maratona. Una macchina con lampeggiante precedeva l'arrivo della corsa. Affacciato al portellone posteriore, Luciano Baraldi aveva cominciato a srotolare il nastro di una pellicola che dura ancora dopo tanti anni. Erano esattamente le 22 e 32' quando Riccardo Corticelli, 12 anni di Codifiume, tagliò per primo il traguardo della maratona. A premiarlo con la prima medaglia d'oro della storia dei Giochi del Reno è stato Franco Righetti, presidente dell'AFC Codifiume. 
Finiva la prima gara e cominciava la nostra storia. Da allora, sono stati anni di corse e di medaglie, di inni e bandiere, di trionfali parate al podio e di pianti disperati tra le braccia dei genitori. Le Olimpiadi del Reno: un lungo, avvincente racconto che non conosce la parola fine. “Perchè ogni volta – dice ancora Ravagnani - è solo un arrivederci alla prossima edizione”. 

Antonio Michielon per La Gazzetta di Ferrara (1990)

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